Il burqa blu

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 La ritirata delle truppe armate americane dall'Afghanistan fu l’inizio di un vero e proprio incubo per gli abitanti della città di Kabul. Nell'arco di pochi giorni i talebani hanno occupato la capitale dell'Afghanistan lasciando tutti sulle spine, in attesa di eventuali aggiornamenti.
La preoccupazione generale non è rivolta a comprendere quali siano gli obiettivi delle forze talebane, bensì ricade sulla mancanza di sicurezza su quelle che erano le conquiste fatte nei precedenti anni: protezione dei diritti civili; la presenza di figure femminili nel mondo del lavoro, della politica e delle scuole; una collaborazione stretta con il governo americano. Conseguenti a questa riconquista talebana sono i video, diffusi grazie ad internet, di persone che, disperatamente, cercano di aggrapparsi ad aerei in fase di decollo, di pareti imbiancate e fotografie di donne rimosse nel corso di una sola notte.

Il presidente americano dichiarò nel suo discorso pubblico che l’america non aveva alcuna intenzione di costruire una nazione facendo svanire qualsiasi speranza per una eventuale intervento americano. Scelta altamente discutibile ma comprensibile vista la linea politica dell’attuale presidente e il grande costo, sia economico sia umano, che i vari conflitti in Afghanistan portano ogni anno in America. Nella guerra gli americani persero circa 2.400 soldati e 975 miliardi di dollari. Il motivo principale dell’occupazione americana era la lotta contro il terrorismo e apparentemente non era più necessario portare avanti questa lotta. 

Mentre Biden alza le mani al cielo davanti alla situazione creatasi a Kabul, Putin non tarda a rilasciare delle dichiarazioni ufficiali. Sembra che il governo russo abbia deciso di osservare momentaneamente la situazione per decidere il da farsi in seguito. La preoccupazione russa ricade principalmente sulle azioni da parte dei talebani verso i paesi dell’ex URSS, paesi come il Tagikistan o l'Uzbekistan, paesi con i quali la Russia è ancora alleata. Al momento nulla fa pensare a un eventuale interesse da parte dei talebani per questi paesi, ma vista la storicamente instabile struttura dell'organizzazione talebana il pericolo di un conflitto interno, e dunque di una occupazione di altri territori, non esclude del tutto questa possibilità.

Un’altra dichiarazione importante rilasciata nelle ultime ore è stata quella del governo cinese, pronto ad avere una conversazione “amichevole” con i talebani.

Nonostante la tensione politica, un altro grande interrogativo resta il futuro che spetta alle donne del paese. Girano in rete alcuni filmati di proteste di piccole dimensioni organizzate da donne che non vogliono rinunciare ai propri diritti, di interviste di donne che raccontano la vita che hanno perso in poco più di ventiquattr'ore, di dichiarazioni di donne che temono per la propria vita e che si nascondono nella speranza di non essere trovate.

Mentre i vari paesi osservano la situazione aspettando di diventare amici, o nemici, dei nuovi invasori, le file per comprare i burqa si allungano e la vita di migliaia di donne viene distrutta ogni secondo che passa davanti alla nostra, seppur velata, indifferenza.


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